Breve introduzione alla resina epossidica

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L’amico Alfredo Soda, costruttore ed armatore del prototipo Buonvento, mi ha inviato un nuovo interessante articolo per tutti gli autocostruttori: Una breve introduzione alla resina epossidica.

Per quanto l’argomento resine sia un viaggio piuttosto lungo e tortuoso, in questo articolo mi limterò a parlare brevemente della resina epossidica (quella che ci interessa per la costruzione del Buonvento).

La resina epossidica è un composto chimico formato da un componente A (resina madre) ed un componente B (catalizzatore). I due componenti A e B opportnunamente miscelati formano la matrice pronta per l’uso. Il rapporto di catalizzatore va dal 20% al 50% a seconda delle indicazioni delle case produttrici.

Prendete nota: A differenza di altri tipi di resina, dove aumentando la percentuale di catalizzatore si accelera il processo di polimerizzazione, in quella epossidica non avviene la polimerizzazione!

Quindi, per evitare guai, siate precisi nelle proporzioni tra i componenti A e B ed attenetevi scrupolosamente alle indicazioni che forniscono le case produttrici.

Dopo questa piccola e modesta premessa, passiamo alla fase operativa. Per la costruzione del proptotipo abbiamo usato alcuni inerti, come la farica di legno, il talco, le microsfere etc. Questi prodotti, aggiunti alla resina già catalizzata, formano un composto denso al punto da potere essere usato come stucco epossidico. Questo composto vi serve per stenderlo sulle giunzioni dei pannelli e delle paratie, prima di rivestirle con lo stratificato. Per i particolari su questo tipo di operazione vi rimando a quanto riportato sul libro “Istruzioni per costruire una barca di 5,50 metri” pubblicato da Editrice Incontri Nautici in cui tutto è spiegato con estrema chiarezza.

Se avete qualche dubbio, necessitate di chiarimenti o volete porre dei quesiti, usate il MODULO CONTATTI del sito e vi risponderò con piacere.

A presto… Buonvento!

Alfredo Soda

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