Buonvento: Come abbiamo resinato il prototipo

L’amico Alfredo Soda mi invia questo articolo sulle procedure seguite per la resinatura del prototipo Buonvento. Buona lettura a tutti gli appassionati autocostruttori.

interno_stratificato

Prima di spiegare in dettaglio la procedura seguita per la resinatura del prototipo Buonvento, vi riporto alcune importanti note su come procedere.

Si catalizza la resina epossidica (vedi articolo Breve introduzione alla resina epossidica) ed una parte di addensa con la farina di legno o con le microsfere o con il talco fino ad ottenere un composto della densità del miele. Si bagna il supporto, per la lunghezza che avete deciso di lavorare, si stende con un pennello formando un cordolo sulla giuntura (es. fondo dello scafo), si stende il tessuto (come descitto nel libro “Istruzioni per costruire una barca di 5,50 metri” pubblicato da Editrice Incontri Nautici) aiutandosi con un pennello a pelo corto oppure un piccolo rullo. Se avete a disposizione un rullo frangibolle, usatelo solo a stratificazione ultimata.

L’intera operazione appena desctitta va eseguita tutta in una volta (bagnato su bagnato) altrimenti, prima di procedere alla posa degli strati successivi, è necessario carteggiare!

Procediamo ora con la descrizione di come è stata fatta la resinatura degli interni del prototipo. Abbiamo iniziato dallo specchio di poppa, continuando con il fondo ed i fianchi, ignorando la coperta e le paratie. A lavorazione utimata, ovvero quando siamo arrivati a prua e quando tutto l’insieme è catalizzato, possiamo disporre di una struttura già molto rigida e ci possiamo muovere con più agilità senza compromettere la fragilità delle cuciture.

A questo punto siamo ripartiti da poppa ed abbiamo resinato paratie e coperta. Per questo lavoro conviene essere in due: uno all’interno a resinare e l’altro (Alfredo Soda) fuori a preparare la resina e il tessuto. L’interno del prototipo è stato resinato da Silvia Calamai che, oltre ad essere più leggera ed agile di me, ha eseguito un lavoro magistrale. Le donne sono più precise degli uomini, quindi, più adatte a questo particolare lavoro… meditate, gente, meditate!

Quando tutto è stato terminato abbiamo stondato l’esterno e continuato a resinare, come da manuale. Il procedimento non cambia, il composto resina addensata va passata sull’angolo arrotondato proma di rivestirlo con il tessuto. Tutti gli stratificati non tollerano gli angoli vivi, che possono provocare delle bolle in grado di compromettere la continuità e solidità del supporto.

la corretta applicazione del supporto è molto importante. Per non stuccare e scartavetrare all’infinito, evitando così polvere non proprio salutare, abbiamo adottato questa soluzione: Dopo avere steso il tessuto di costruzione, abbiamo rivestito quest’ultimo con un tessuto bidirezionale di 180 gr/m2 (esistono in commercio tessuti bordati di varie altezze: vedi articolo Parliamo di tessuti). Questo ci ha dato la possibilità di cancellare la ruvidezza del tessuto di costruzione. Con questa soluzione abbiamo usato un totale di 5 kg di stucco epossidico per cancellare lo spessore fra stratificato ed il supporto.

Termino sperando che queste indicazioni vi siano utili. In uno dei prossimi appuntamenti vi parlerò della preparazione per la verniciatura.

Buonvento!

Alfredo Soda

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