Buonvento: Il varo e la prova in mare del prototipo

Alfredo Soda mi ha fatto pervenire un nuovo prezioso documento – sempre realizzato con la macchina da scrivere – con la prova a mare del prototipo del Buonvento. Questa pagina è la trascrizione fedele di quanto ricevuto. Grazie ancora Alfredo!

Luglio 1999 la prima uscita del Buonvento
Luglio 1999 la prima uscita del Buonvento

Al momento del varo, quando la barca era sulle cinghie, l’emozione e l’adrenalina erano al massimo. Ma queste considerazioni le terrò per ultimo. Andiamo per ordine.

Dopo il varo, nel lavare il pozzetto, mi resi conto che gli scarichi non andavano bene. L’acqua non defluiva correttamente. Gli ombrinali erano realizzati con dei fori in pozzetto collegati attraverso lo scafo con dei tubi incrociati dotati di scarsa inclinazione a causa della ridotta distanza fra piano pozzetto e chiglia. Fatta alare nuovamente la barca e tappati tutti i fori, aprii due ombrinali sullo specchio di poppa. Varata nuovamente i risultati furono eccellenti. Annotai tutto questo prima della pubblicazione del libricino.

In compagnia di Foschi uscimmo dal porto di Livorno per la prima prova in mare  precedente al vero trasferimento. Il vento era buono, le vele a riva ed il comportamente della barca ottimo. L’entusiasmo era alle stelle (quasi come ragazzini) ma ebbi la sensazione che la zavorra fosse pochina (annotai mentalmente questo aspetto per una eventuale aggiunta).

Nota: Tutte le riflessioni, considerazioni, modifiche etc. furono discusse con il progettista. Inoltre la redazione di Bolina fu tenuta costantemente informata sugli sviluppi del prototipo.

Il giorno dopo la prima breve prova, eravamo a bordo pronti per il trasferimento da Livorno all’Isola d’Elba. Alle 8:00 eravamo fuori dal porto, randa a riva, fiocco preparato ma niente vento. Una lunga “smotorata” con fuoribordo da 6 HP a metà gas. La navigazione non ebbe praticamente storia. Pranzo a bordo con annesso caffé, tanto per provare il fornello ed entusiasmo sempre al massimo. Arrivammo all’Isola d’Elba alle 16:00 dove faccemmo un po’ di calcoli: Coprimmo una distanza di 42 miglia (miglio più, miglio meno…) in 8 ore con una velocità media di circa 5 nodi. Niente male per un barchino di soli 5,5 metri.

Nei giorni successivi provai il comportamento sotto vela con le varie andature, ma sempre con prudenza visto il dubbio sulla carenza di zavorra.  Il Buonvento ha un buon passo, è manovriero e non vuole vele bordate. Invito gli amici a seguirmi con le loro barche per potersi “ingaggiare” e fare alcune prove di velocità. Le loro barche erano un M6 di 6,5 metri ed un 6,8 metri di costruzione francese. Incluso il Buonvento, un totale di tre barche in compensato marino a spigolo in regata: Cosa c’è di meglio per un paragone?

I primi risultati furono sorprendenti. Non sono mai riusciti a raggiungermi, nonostante il Buonvento avesse le vele ridotte (vedi foto) e loro avessero più vele a riva.

Dopo le vacanze, caratterizzate da varie uscite con gli amici velisti (tutti desiderosi di provare questo gioiellino: Potenza dei prototipi!) riportai la barca a casa ed iniziai ad apportare le modifiche pensate. Aggiunsi ancora zavorra, per un totale di 90 kg, distribuita in chiglia ma sempre verso il centro della barca. Volevo tenere leggeri sia la prua, sia la poppa per fare in modo che il Buonvento avesse cavalcato le onde senza fatiche: Risultato poi ottenuto con successo.

I trasferimenti successivi sono stati fatti fra l’Isola d’Elba ed il Puntone di Scarlino, coprendo questa distanza di 15 miglia più o meno in tre ore, sia a motore, sia con vele ridotte a seconda delle condizioni meteo.

La velocità di punta di 6,5 nodi è stata raggiunta con due mani di terzaroli e fiocco.

Conslusioni e riflessioni

I dati riportati sono attendibili, ma porbabilmente il Buonvento in mano ad un timoniere più esasperato (il sottoscritto è un diportista tranquillo) può dare molto di più.

Trasformare 15 pannelli di compensato marino in un barca e farla navigare è un’emozione difficile da descrivere. A beneficio dei futuri autocostruttori devo dire che mesi di grande impegno e sacrificio a volte sono difficilmente spiegabili a chi ci sta intorno. Dopo avere completato e provato in mare la vostra barca, però,  quando qualcuno vi chiederà a quale banchina è ormaggiata, risponderete sicuramente, con una punta d’orgoglio:

“Non puoi sbagliare. La trovi sicuramente: È la più bella!”.

Questa è l’unica vera soddisfazione che avrete, perché il resto è fatica, sporco, mani sbucciate etc…

Alla prossima!

Alfredo Soda

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